La storia della regolamentazione del gioco d’azzardo in Italia è una storia di continua evoluzione normativa, guidata dalla necessità di bilanciare le entrate fiscali dello Stato, la tutela dei consumatori e il contrasto al mercato illegale. Al centro di questa storia c’è l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), erede dell’originale AAMS, che rappresenta il principale organo di regolamentazione del settore nel paese.
Le radici dell’attuale sistema regolamentatorio affondano nell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), istituita nel 1927 sotto il regime fascista per gestire il monopolio statale su tabacco, lotto e altri giochi. Per decenni, il monopolio statale fu praticamente assoluto: i cittadini italiani potevano giocare solo attraverso canali controllati dallo Stato, dal Totocalcio al Lotto, dalle lotterie nazionali ai casinò fisici soggetti a rigide restrizioni geografiche.
La svolta arrivò negli anni 2000, sull’onda della liberalizzazione del mercato europeo e delle pressioni della Commissione Europea contro le normative nazionali che violavano i principi di libera circolazione dei servizi. Nel 2006, l’Italia aprì il mercato delle scommesse sportive agli operatori privati tramite un sistema di concessioni rilasciate attraverso gare pubbliche. Questo segnò la fine del monopolio assoluto e l’inizio di un nuovo capitolo per il gioco legale in Italia.
Nel 2012, l’AAMS fu soppressa e le sue funzioni inglobate nell’Agenzia delle Dogane, che divenne così l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il cambiamento non fu solo amministrativo: coincise con un’ulteriore espansione del mercato regolamentato, con l’introduzione di licenze per casinò online, poker online e altre categorie di gioco precedentemente non normate.
Il modello regolamentatorio italiano si distingue da quello di altri paesi europei per la sua struttura a concessioni esclusive. Invece di un sistema di licenze aperte a tutti gli operatori che soddisfano certi requisiti, l’ADM rilascia un numero limitato di concessioni, ognuna delle quali abilita l’operatore a offrire specifiche categorie di prodotti. Questo sistema crea barriere all’ingresso significative ma garantisce allo Stato un controllo più stringente sull’offerta.
Le concessioni ADM impongono una serie di obblighi agli operatori: localizzazione italiana del sito, accettazione di metodi di pagamento italiani, integrazione con il sistema di autoesclusione nazionale, versamento di canoni concessori e imposte sulle vincite dei giocatori, e rispetto di limitazioni specifiche su advertising e promozioni. Questi vincoli hanno portato molti giocatori a rivolgersi agli operatori europei senza concessione italiana, quelli che colloquialmente vengono chiamati casino non aams.
L’ADM gestisce anche il Registro Unico degli Operatori del Gioco (ROT) e coordina con le forze dell’ordine le attività di contrasto al gioco illegale. Il blocco degli operatori non autorizzati avviene attraverso la collaborazione con i provider di servizi internet italiani, che sono tenuti a oscurare l’accesso ai siti non in possesso di concessione ADM su richiesta dell’agenzia.
Sul fronte della tutela del giocatore, l’ADM supervisiona il sistema di autoesclusione volontaria che, dal 2019, permette ai giocatori problematici di iscriversi in un registro che vieta loro l’accesso a tutti gli operatori licenziati italiani. Un sistema efficace sulla carta, anche se con limitazioni evidenti per chi si esclude solo dalla rete legale senza affrontare il problema alla radice.
Il dibattito sul futuro della regolamentazione italiana del gioco è aperto. La crescente digitalizzazione, l’emergere di nuove forme di gioco come le criptovalute e il metaverso, e la pressione competitiva degli operatori internazionali stanno spingendo verso una revisione del sistema che potrebbe portare a un modello di licenze più aperto e competitivo entro il prossimo decennio.
Per i giocatori italiani, comprendere il contesto regolamentatorio significa poter fare scelte più consapevoli. Sapere cosa offre la protezione della licenza ADM — integrazione con il fisco italiano, sistema di autoesclusione nazionale, canale di reclamo formale — permette di valutare con cognizione di causa quando queste protezioni sono importanti per la propria situazione specifica e quando, invece, si è disposti a operare con operatori internazionali che offrono vantaggi diversi in termini di varietà e flessibilità dell’offerta.